Datagate: la caduta, lo scandalo e i buoni propositi di Zuckerberg

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Con il termine “datagate” si fa riferimento allo scandalo che negli ultimi giorni ha coinvolto e travolto Facebook, dando un colpo basso alle sue azioni e potenzialmente minando il suo futuro finanziario. Il cuore della questione è la fuga (o meglio la vendita) di dati che sarebbero arrivati alla Cambridge Analytica senza il consenso dei diretti interessati. Inizialmente un problema del social, infatti, permetteva alle app, a seguito dell’approvazione di un utente, di accedere alle sue informazioni e a quelle dei suoi amici. Quando Zuckerberg nel 2015 aveva richiesto la cancellazione di tutti i dati sottratti e aveva ottenuto una risposta positiva dalla società, tutto sembrava risolto per essere finito nel dimenticatoio.

In realtà non è stato così, perché la settimana scorsa due quotidiani di punta negli States hanno riportato alla luce lo scandalo. A fare clamore è stato in particolare il fatto che la Cambridge Analytica è la società a cui avrebbe fatto riferimento Trump per la sua campagna elettorale. Il timore, quindi, è che in qualche modo le elezioni del 2016 siano state poco clean: grazie a sistemi di machine learning e ai dati in mano alla società, i votanti sarebbero stati profilati e su ognuno di loro sarebbe stata fatta una propaganda persuasiva per pilotare il voto.

Come si difende Zuckerberg e quali sono i suoi propositi per il futuro

L’amministratore delegato del social più famoso del mondo, ha risposto umilmente all’accaduto, ma d’altronde non poteva fare diversamente. Zuckerberg ha rivolto delle scuse pubbliche ai suoi utenti cercando di arginare la crisi che a oggi gli è costata 158milioni di dollari e non sembra frenarsi. Il guru dei social è partito raccontando tutta la vicenda dal 2007, sin da quando c’erano state le prime avvisaglie del problema, arrivando fino ad oggi. Oltre alle scuse, l’amministratore delegato ha fatto promesse e propositi per il futuro, dichiarando di aver cambiato i suoi obiettivi con la paternità (ha due figlie piccole).

Zuckerberg si è ripromesso di fronte al mondo di cambiare la sua “creatura social” e le sue politiche di utilizzo per prevenire un cattivo uso dei suoi strumenti. Il mondo è diviso su Facebook perché non sempre è solo uno strumento di gioco, di intrattenimento e di socializzazione, ma spesso, troppo spesso, si è dimostrato una piazza pericolosa. Il tempo sul social, invece, secondo Zuckerberg, deve essere ben speso. Esso deve essere un potere nelle mani della gente e non un pugno. L’ultima cosa che si vuole è, infatti, che la tecnologia diventi uno strumento in mano dei potenti per controllare i cittadini.

I problemi di Facebook

La rete negli ultimi anni ha accusato il social network per appelli di odio, apologia del terrorismo, fake news, stalking, pedofilia, usi politico propagandistici ed effetti negativi in generale. Se una volta la gente guardava al web per fare cose innocenti e indolore, come cercare informazioni su eventi e locali, fare acquisti, giocare al bingo online o socializzare con persone lontane, oggi non è più così. La gente purtroppo ne abusa e ne viene influenzata tantissimo, usa i social per farsi delle idee, che possono non sempre essere corrette. È per questo che Zuckerberg oggi intende alleggerire il peso di Fb, concentrandosi su evitare gli errori e gli abusi.

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