NASCE UN SITO WEB PER SVELARE I SEGRETI DELLA BEI

CRBM ed altre Ong internazionali lanciano un prezioso strumento per rendere pubbliche le informazioni sui progetti finanziati dalla BEI al di fuori dell’UE

Roma, 26 maggio 2005 – Si chiama www.eibprojects.org. E’ il nuovo sito web delle Ong internazionali, tra cui la CRBM, che fanno campagna sulla Banca europea per gli investimenti (BEI). www.eibprojects.org e’ un database di tutti i progetti finanziati nell’ultimo decennio dalla BEI in Africa, Asia, America Latina e nei Paesi Caraibici.

Un sito costruito anche per ricevere informazioni sui progetti della BEI in questi paesi direttamente dalle organizzazioni di base o dalle popolazioni colpite dagli impatti dei progetti. La BEI è una delle istituzioni finanziarie internazionali meno trasparenti, ed in questo senso non sembra destinata a fare progressi, vista la deludente nuova bozza sulla revisione della politica sulle informazioni, presentata lo scorso 19 maggio.

Per questa ragione le Ong hanno deciso di rendere pubbliche numerose informazioni cui la società civile non poteva accedere.

“Mentre la trasparenza e l’accesso alle informazioni sono politiche ben presenti nelle altre istituzioni finanziarie internazionali, la BEI rimane estremamente oscura” ha dichiarato Jaro Colajacomo della Campagna per la riforma della Banca mondiale. “Le comunità impattate dai suoi progetti spesso non hanno mai sentito parlare della BEI, che ha un budget annuale superiore a quello della Banca mondiale” ha continuato la Colajacomo. “Con il sito web cerchiamo di fornire alla società civile, soprattutto del Sud del mondo, un’utile fonte di informazioni sui singoli progetti, anche se questo compito spetterebbe alla BEI ed è invece assolto ancora una volta dalle Ong” ha concluso la Colajacomo.

La maggior parte dei progetti elencati nel database sono altamente insostenibili. Basti pensare che nei prestiti erogati dalla BEI per il settore energetico, che in totale ammontano a 6,3 miliardi di euro, si trova solo un finanziamento di 41 milioni per un progetto per lo sviluppo di fonti rinnovabili. La maggior parte dei fondi va all’industria estrattiva (gas, miniere e petrolio), altamente inquinante. La BEI non sembra quindi rispettare gli obiettivi dell’Unione europea per combattere i cambiamenti climatici e sconfiggere la povertà. Inoltre la BEI opera i suoi investimenti senza essersi fornita di solide politiche di salvaguardia socio-ambientale e senza che le popolazioni dei paesi in via di sviluppo, cui la BEI destina ormai il 10% del suo portfolio annuale, possano prendere parte ad un serio ed efficace processo consultivo sui progetti.